CINEFOCUS 2015 - Il Proiezionista

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del lunedì, 14 aprile 2014

Totalitarismi e integralismi

  • Giovedì 5 marzo 2015

La dittatura staliniana (1924-1953)
Introduzione: La Dittatura Staliniana
Visione del film Il Proiezionista, 1991, regia di Andrei Konchalovsky (138’)
(Nomination al festival di Berlino 1992 e ai Nika awards 1993)

https://www.youtube.com/watch?v=xVl9KQYmLqE


Scheda del film a cura di Nicoletta Cecchella 5C

“Il proiezionista” è un film drammatico (di circa 2 ore) girato nel 1991 dal regista Andrei Konchalovski, ispirato alla storia vera di Aleksander Ganshin.

Nella Mosca staliniana del 1939, il giovane Ivan Sanshin - misconosciuto proiezionista al club del KGB* - la sera stessa delle sue nozze con Anastasia e poco dopo l'arresto dei suoi vicini di casa per sospettata contrarietà al regime e religione ebrea, viene prelevato segretamente perchè prescelto per proiettare film al dittatore Josif Stalin. Mentre Ivan è tutto dedito al suo "responsabile" lavoro, sua moglie, nascostamente, si reca nell'orfanotrofio dove è stata rinchiusa la piccola e abbandonata Katya (la figlia dei vicini imprigionati), fingendosi sua zia: ciò provoca le ire di Ivan, timoroso di perdere il posto perchè redarguito e poi ricattato dal suo superiore. In seguito all'invasione della Russia da parte dei tedeschi, Ivan è costretto con la moglie a seguire sul treno per gli Urali…

L'ex 'Amadeus' Tom Hulce, è Ivan: laido e accattivante, viscido e turbato, innocente e colpevole insieme, una perfetta fusione fra follia stalinista e speranzosa debolezza manipolata.

Lolita Davidovich è Anastasia, più forte forse del marito e quindi in grado di ragionare ancora tramite i suoi sentimenti, la sua visione del bene e del male, seguendola anche quando questa va contro la comune morale. Eppure anch’ella, come vedrete, nella feroce dittatura altro non potrà essere che l’ennesimo agnello innocente sacrificato al massacro psicologico.

Bob Hoskins è Beria (capo della polizia), seduttore, viene dato un volto dalla dolcezza luciferina tipica del serpente ammaliatore.

Altri personaggi, come Molotov, Malerkov,  Kaganovic, Kalinin.., li troviamo solo nell’indugiata e minuta cronaca di ciò che avviene fra le mura del Cremlino sotto lo sguardo ambiguo di Stalin (impersonato da Alexander Zbruev).  Nella fortezza governante lo Stato, l'atmosfera è rarefatta nel cerchio più ristretto del potere, che viene però reinterpretata dal regista tramite alcune scenette dal geniale, sottile, caustico umorismo: da Kalinin che durante le proiezioni s'addormenta, a tutti che ridono ghignando servilmente imbarazzati appena Stalin dice una battuta.

“Il proiezionista” è un film graffiante, efficace, che si pone come obbiettivo quello di denunciare in modo originale e forse controverso l’irrefrenabile e melensa propaganda tipica di ogni regime, che nasconde gli atroci crimini e l’imposizione violenta della non-libertà di pensiero per portare alla luce solo l’ipocrita immagine idealizzata del suddetto dittatore. Immagine di Stato unito, di futuro migliore, di capo super partes che lavora con il popolo e per il popolo (nel film la figura di Stalin ci viene infatti proposta solo attraverso gli occhi del nostro Ivan, e in generale dell’intero popolo russo, evocando l'immaginario della propaganda sovietica: un uomo paterno, indulgente, solo, calmo e a volte triste, possente e provvido. Non a caso, egli lo chiama “compagno Stalin”, e non “sua eccellenza” come un re, ”mio capo” come il Mein Fuhrer di Hitler o “il duce” di Mussolini (che stava ad indicare un valoroso e trionfante generale di guerra), ma COMPAGNO, perché questo era lo scopo per il quale Stalin tanto si impegnava a  spingere i giornali nel suo dipinto: non un despota, non un violento carnefice di oppositori e personaggi scomodi, non un governatore, ma un compagno, più intelligente, più furbo, leale, non a capo ma a guida del popolo comunista. Una sorta, se vogliamo, di similitudine con Mosé: l’uomo povero, comune, inviato per salvare i russi dai capitalisti e portarli –tramite “qualche piccola difficoltà e perdita”, se i così vogliamo giustificare i goulag- verso la terra promessa, la Russia moderna ed industrializzata, una nuova potenza economica.

E questa fasulla immagine del despota di cui il popolo sovietico veniva ingozzato ogni giorno, altro non poteva che rivelarsi un lavaggio del cervello. Del film rimangono impresse molte situazioni, certo, ma sopratutto la tagliente morale che affiora appena: ci vogliono gli Ivan per fare uno Stalin. Ogni dittatura è condita sempre e comunque dagli scritti allucinogeni dei giornalisti, che fanno vedere ciò che non c’è e annebbiano, o ridicolizzano, ciò che realmente c’è, e che realmente è sopraffazione, è crimine, è morte.

Insomma, in questa storia vera, tutto sembra falso.

E' vera la vicenda personale dell'Ivan che al Cremlino fu il proiezionista personale di Stalin, del piccolo uomo che idolatrava il dittatore e il cui sentimento struggente non venne meno di fronte a nulla. Sono veri i brani di documentari e le citazioni di film d'epoca. Ma tutto è basato sulla menzogna causata dalla censura, dall’ideale di un uomo che non è mai esistito ma in cui Stalin si è auto impersonato, dando alle grandi scenografie di Ezio Frigerio una verosimiglianza più psicosociologica che storica. Un mondo intravisto dagli occhi di un lobotomizzato dalla propaganda, pieno dei piccoli cliché sovietici tipici che venivano imposti all’ignaro popolo russo e che hanno finito per diventare maestosi ed immancabili pilastri di vetro nella loro mente, a quali aggrapparsi temendo di scivolare nella terribile e inaccettabile verità.

Nicoletta Cecchella 5C

 

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